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E’ una sentenza dagli effetti dirompenti quella pronunciata nella mattinata di ieri dal giudice fallimentare Cosimo D’Arrigo su richiesta della Procura della Repubblica di Messina.
La “dichiarazione di fallimento” della società F.C. Messina, rende di fatto vano l’estremo tentativo della cordata capeggiata dall’imprenditore messinese Niki Patti di rilevare il ramo sportivo dell’azienda per dare continuità al progetto calcio nella nostra città.
Se la sentenza dovesse venire confermata in appello, nelle more di un presumibile ricorso in Cassazione, una eventuale nuova società, interessata ad acquisire il titolo sportivo (di serie D) della fallita F.C. Messina, dovrebbe rilevare l’azienda nella sua globalità (quindi non soltanto la parte sportiva) e accollarsi l’intera massa debitoria pregressa.
Una autentica utopia in una città come la nostra in cui, non dimentichiamolo, non è stato possibile reperire, in estate, i settecentomila euro necessari per aderire al “lodo Petrucci” e ripartire dalla Seconda Divisione.
Ma cosa succederà adesso? La prima conseguenza della sentenza di ieri è stata la nomina, da parte del Tribunale fallimentare di un “curatore”, individuato nella persona dell'avv. Domenico Cataldo, che si incaricherà di inventariare i beni della società e provvedere alla loro liquidazione.
E’ opportuno precisare che, il ricorso in appello annunciato nel pomeriggio di ieri dai Franza, non sospende comunque gli effetti della dichiarazione di fallimento che rimane esecutiva salvo apposita richiesta in tal senso da parte dei diretti interessati e conseguente accoglimento da parte del Tribunale.
Ben più pesanti, invece, le ripercussioni dal punto di vista sportivo. Stando così le cose, ammesso che i Franza non riescano a spuntarla in appello, alla società F.C. Messina verrà revocata, a fine stagione, l’affiliazione alla F.I.G.C. con conseguente perdita della categoria e del titolo sportivo. L’art. 16 comma 6 delle N.O.I.F., in tal senso, è categorico. Le stesse Norme Organizzative Interne della Federazione, contemplano, come ultima àncora di salvezza (art. 52 comma 3) la possibilità, da parte di una nuova società, di rilevare il titolo sportivo della società fallita a patto però di acquisirla per intero e provvedere al pagamento di tutti i debiti della vecchia gestione.
Si tratterebbe, in sostanza, di compiere un’operazione simile a quella che la scorsa estate ha consentito al Lanciano di “salvare” il posto in Prima divisione. Ma come già detto in precedenza, alle nostre latitudini questa ipotesi non appare affatto percorribile, anche in considerazione dell’entità della massa debitoria presente nei bilanci della società.
Non rimane che sperare, in ultima analisi, che i Franza vincano il ricorso in appello e diano seguito alla delibera di ricapitalizzazione del CdA, atto propedeutico alla cessione del ramo sportivo dell’azienda e alla definitiva uscita dal calcio di un gruppo dimostratosi, nei fatti e nel tempo, incapace di gestire una società di calcio.
Nel caso in cui, invece, il ricorso venisse rigettato non resterebbe che ripartire dal campionato di terza categoria. Con buona pace di tutti.
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