
L’imprenditore tessile di origine messinese Niki Patti, già sponsor con il marchio Italvest ai tempi dell’A.C.R. di Salvatore Massimino è ufficialmente da ieri al timone della società di Via Acireale.
Ma, si badi bene, l’accordo che le parti hanno sottoscritto davanti a un notaio, non ha sancito la cessione delle quote sociali o del ramo sportivo dell’azienda. L’atto stipulato non è altro che un semplice “mandato”, attraverso il quale la proprietà del F.C. Messina (che resta sempre e comunque la famiglia Franza) ha affidato la “gestione” sportiva dell’azienda al gruppo capeggiato dall’imprenditore messinese da anni trapiantato a Prato.
Chi ha qualche reminiscenza, anche scolastica, di Diritto commerciale sa bene che Patti, da ieri, ha assunto di fatto il ruolo di “institore”, una sorta di procuratore della proprietà (i Franza), cui è delegato il potere di "compiere tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione pertinenti all’esercizio d’impresa, ma con importanti limitazioni inerenti la gestione delle variazioni patrimoniali della società, per la quale è espressamente richiesta l’autorizzazione della proprietà”. Quest’ultima proposizione, limita di molto i poteri di Patti (e dell’Avv. Ruggero Arena, designato a rappresentarlo) chiarendo in maniera esaustiva il suo ruolo (almeno in questa fase) all’interno del nuovo organigramma societario.
Se, ad esempio, Patti (o chi per lui) ritenesse opportuno l’acquisto di un nuovo calciatore, dovrebbe pur sempre bussare alla porta della famiglia Franza per ottenere autorizzazione e disponibilità liquide, e qualora decidesse di mettere mani al portafoglio provvedendovi personalmente non potrebbe successivamente rivendicare o rivalersi in alcun modo sulle spese sostenute in quanto non detentore di quote della società. Al momento, dunque, Patti non è altro che una sorta di “prestanome”, con compiti e responsabilità ben definite.
Ben altra cosa, invece, è il mandato a termine (90 giorni), conferito sempre dalla proprietà, finalizzato al reperimento di nuove forze imprenditoriali interessate a “rilevare” la gestione sportiva della società. I Franza hanno fissato una scadenza, giugno 2009, entro la quale dovrebbe concretizzarsi l’operazione, semprechè la ricerca di nuovi finanziatori vada a buon fine.
C’è da dire, in verità, che non appaiono affatto chiare né le modalità né i termini che dovrebbero sancire l’uscita definitiva dei Franza dai quadri dirigenziali F.C. Messina. Si è parlato più volte di “cessione del ramo d’azienda sportivo” ma, codice civile alla mano, ciò appare di non facile percorribilità, se è vero come è vero che alla cessione dell’azienda o di un ramo di essa (il codice civile, in proposito, non fa alcuna distinzione) si accompagna anche la successione nei contratti e nelle obbligazioni dell’azienda ceduta, ivi compresi quindi i debiti. In sintesi, chi subentrasse ai Franza (per intero o in parte) nella proprietà del F.C. Messina dovrebbe accollarsi anche i debiti, quantomeno quelli di natura sportiva, che ammonterebbero a circa 4,5 milioni di euro, ammesso che si riuscisse a scorporarli dal monte debitorio complessivo, una parte del quale è peraltro garantito dagli stessi Franza con fideiussioni personali.
Un quadro, dunque, alquanto complesso e di non facile lettura. Speriamo soltanto che non si materializzi l’ennesima pantomima.
[ commenta ] | permalink |




( 3.2 / 17 )
Calendario



