L'Igea Virtus a Messina? Possibile, ma i termini sono scaduti. 


In queste ore frenetiche, in cui si parla insistentemente del “lodo Petrucci” quale ultima concreta opportunità di rinascita per il calcio messinese, non è stata probabilmente tenuta in debita considerazione una interessante alternativa, sicuramente più facilmente percorribile e particolarmente vantaggiosa dal punto di vista economico: il trasferimento dell’Igea Virtus a Messina.
Il presidente del sodalizio barcellonese, Immacolato Bonina, ha infatti deciso di chiudere definitivamente con il calcio. Quale ultimo atto di amore nei confronti della società giallorossa, il massimo dirigente ha provveduto comunque a iscrivere la squadra al prossimo campionato di seconda divisione affidando l’ordinaria amministrazione all’amministratore delegato Tommaso Donato.
Bonina è da tempo alla ricerca di nuovi investitori, interessati ad acquisire la totalità delle quote sociali, constatato il palese disinteresse della cittadinanza e della tifoseria per le sorti della squadra giallorossa. I numeri in tal senso sono davvero impietosi, basti pensare che nell’ultimo campionato di serie C2, l'Igea Virtus è stata una delle squadre con il minor numero di spettatori (si è giunti ad avere anche solo 90 paganti a partita).
Eppure, bilanci alla mano, l’Igea Virtus è una delle società modello della quarta serie professionistica nazionale. Il sodalizio barcellonese, grazie a gestioni particolarmente oculate, ha chiuso tutti gli ultimi esercizi finanziari in attivo.
In sostanza, l’acquisto della società del Longano (investimento stimato in circa 500.000 euro) e il successivo trasferimento a Messina, si sarebbe tradotto in un autentico affare per qualunque potenziale investitore. Il condizionale in questo caso è d’obbligo, in considerazione del fatto che, regolamenti federali alla mano, il termine per la presentazione delle domande di trasferimento di sede è scaduto il 15 Luglio.
Che l’operazione fosse comunque perfezionabile nei tempi prescritti, è confermato dall’articolo 18 del N.O.I.F. La norma, infatti, prevede che il Presidente Federale possa concedere il trasferimento di sede previo esame di opportuna delibera in tal senso approvata dell’assemblea dei soci del sodalizio interessato. Tra gli altri parametri richiesti, l’affiliazione alla F.I.G.C. da almeno 2 anni e la vicinorietà del comune di trasferimento.
In relazione a quest’ultimo punto, pur se la norma parla di “comune confinante”, sono fatti salvi “comprovati motivi di eccezionalità” per le società del settore professionistico. E il fatto che Messina, città di 250000 abitanti e capoluogo di provincia, sia stata improvvisamente privata, per i noti fatti delle ultime settimane, di una società di calcio professionistico non può non essere considerato un “comprovato motivo di eccezionalità”.
Un’occasione davvero malamente sprecata. Peccato!

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