
Tanto emblematico quanto provocatorio “l’articolo” apparso ieri sulla Gazzetta del Sud, dal titolo “Novità sul Messina?”. In realtà, di novità nemmeno l’ombra e dell’articolo nessuna traccia, in quanto anche il più distratto dei lettori avrà notato, “di spalla”, un’intera colonna assolutamente vuota, con l’avvertenza, in calce, che non si trattava affatto di un errore di stampa.
Il buon Pietro Mazzù, evidentemente, non aveva proprio nulla da scrivere, in quanto, al di là della ridda di voci, vere o presunte degli ultimi giorni, c’è davvero poco o nulla da raccontare in merito all’evolversi della crisi societaria venutasi a determinare in seguito alle dichiarazioni “di disimpegno” dal calcio rilasciate dai Franza lo scorso 6 Giugno.
Preso atto della decisione irrevocabile della famiglia Franza, determinata dalla comprensibile “non volontà” di continuare ad “investire” nel calcio, analizziamo, in questa sede, la “reale” situazione finanziaria della società con la massima lucidità e compiutezza.
Bilancio alla mano, al 31 dicembre 2007, la situazione debitoria complessiva della società sfiora i 38 milioni di euro, di cui 11 milioni di perdite dell’esercizio di chiusura (2007) e circa 27 milioni di euro di impegni a medio termine. In questa porzione di debito rientrano i circa 11 milioni di euro di debiti con l’erario, che com’è noto sono stati “spalmati” in 10 anni.
Pertanto, l’indebitamento netto dichiarato dalla famiglia Franza, circa 27,5 milioni di euro, è assolutamente reale ed appare “in linea” (se si esclude il pregresso debito con l’erario) con i bilanci di altre società calcistiche di pari categoria.
Premesso ciò, appare tuttavia ingiustificata e spropositata la cifra di 7,5 milioni di euro richiesta dalla proprietà alla parte eventualmente subentrante, seppur nella forma di “aumento di capitale a pagamento”. E’ opportuno precisare in questa sede che “per aumento di capitale si intende un incremento del capitale di una società attraverso l'emissione di nuove azioni”. Le scienze economico-aziendali insegnano che in genere, “una società delibera un aumento di capitale a pagamento quando ha bisogno di liquidità per effettuare investimenti o per riprendersi da una situazione finanziaria negativa”.
Nel caso del F.C. Messina, gli azionisti attuali, non esercitando il diritto di prelazione, a loro riservato per legge, sulle nuove emissioni, consentirebbero l’ingresso di un nuovo azionista (di maggioranza o totalitario). Il nuovo azionista, dovrebbe tuttavia sobbarcarsi anche i debiti pregressi di cui si diceva, anche se di solito, in questi casi, non tutti i debiti della società vengono trasferiti, ma solo la quota concordata tra il cedente e il subentrante. E su questo punto, pare che i Franza siano disposti a trattare.
Comunque sia, 7,5 milioni di euro appaiono troppi, anche perchè in questa cifra rientrano parte delle spese di gestione (tra cui gli stipendi non corrisposti al tecnico e ai calciatori) di competenza della stagione appena conclusa (circa 4 milioni di euro) che i Franza non hanno ancora provveduto a “coprire”. E senza le necessarie “ricevute liberatorie” da parte dei calciatori, non è possibile ottenere dalla CO.A.VI.SOC. l’ok per l’iscrizione al prossimo campionato.
Come evidenziato, quindi, la situazione finanziaria è abbastanza fluida, i nodi da sciogliere davvero tanti e il tempo sempre più tiranno. E se non dovesse apparire dal nulla lo “Zamparini” della situazione, il destino del F.C. Messina appare già segnato...
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