
I più giovani avranno probabilmente sentito parlare di lui attraverso i racconti dei genitori o dei nonni.
A Messina rimase una sola stagione, ma lasciò sicuramente il segno. Stiamo parlano di Lando “Bum Bum” Bertagna, professione attaccante, capocannoniere dell’A.C.R. Messina nel campionato di serie D 1973-74 che i giallorossi vinsero, staccando di soli 3 punti la Gioiese (allenata da un giovanissimo Franco Scoglio), grazie soprattutto alle sue prodezze.
Bertagna, per intenderci, era uno di quegli attaccanti che la porta avversaria la “vedeva” in qualsiasi situazione.
Quell’anno segnò 22 gol in 30 partite riportando l’entusiasmo in una piazza, come quella peloritana, che per la prima volta nella sua storia aveva conosciuto l’onta della retrocessione in quarta serie.
L’allora presidente dell’A.C.R. Messina, Gulletta, lo acquistò, appena diciottenne, dalla primavera del Bologna.
La squadra, grazie a lui, incominciò subito a vincere e quando a metà campionato mister Lodi gli affiancò un altro bomber di razza, Salvatore Frisenda (autore di 13 reti in 22 partite), il Messina diventò davvero imprendibile.
I due mandarono letteralmente in visibilio il pubblico del “Celeste” che coniò il celeberrimo slogan “Dio perdona… Bertagna no!”.
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Portiere “saracinesca” della formazione, guidata da Alfredo Ballarò, che centrò una storica promozione in serie C1 al termine della stagione 82-83, Antonio Rigamonti è nato a Carate Brianza, il 5 Aprile del 1949.
Cresciuto nella società dilettantistica del Lilion Snia Varedo, nella stagione 1971-72 esordì in serie A nelle file dell’Atalanta ma si infortunò seriamente dopo appena 17 giornate. L’anno successivo fu ceduto alla Cremonese, in serie C, dove riprese l’attività agonistica giocando complessivamente 37 partite.
Nel campionato successivo si trasferì a Como, sempre in serie C, dove rimase per tre stagioni risultando tra i protagonisti della scalata che consentì alla squadra lariana il ritorno nella massima serie dopo circa 20 anni. Rigamonti, primo "rigorista" della formazione allenata da Pippo Marchioro, segnò anche 6 gol su calcio di rigore, 3 dei quali in serie A, peculiarità che gli valse l'appellativo di "portiere goleador".
Poi, l'anno seguente, il passaggio al Milan, dove fu la riserva di Albertosi per 3 stagioni, giocando complessivamente 12 partite (di cui 10 nella stagione 1979-80, in seguito alla squalifica del n.1 rossonero a causa dello scandalo del calcio scommesse).
Ceduto al Varese, in serie B, dove collezionò appena 10 presenze, venne ingaggiato, nel campionato 1981-82, dal Terranova Gela formazione che militava in Interregionale.
Nel campionato 1982-83, il passaggio nelle file dei giallorossi dell’allora presidente Lamberto Sapone.
In quell'indimenticabile stagione, risultò il portiere meno battuto di tutta la serie C, subendo appena 6 gol nella prima metà del campionato e guadagnandosi le citazioni dei più importanti quotidiani sportivi nazionali.
Ma ciò non bastò a garantirgli la riconferma e l’anno successivo tornò a vestire la maglia della Cremonese nella massima serie, dove rimase complessivamente per due stagioni, le ultime della sua altalenante carriera.
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